Mi posso fingere sociologo di serie z per un momento? Da parecchi anni quando si parla dei teen agers si usano termini come “mondo chiuso”, “linguaggio incomprensibile”, e si ammette l’incapacità di penetrare in quella terra di mezzo che è la vita degli adolescenti del 2008.
Non si sa cosa fanno, perchè lo fanno, come lo fanno, ogni tanto salta fuori qualcuno che denuncia che i ragazzini fanno sesso, si drogano, qualche volta uccidono, e tutto resta chiuso in un punto interrogativo. Ci pensiamo un attimo, ci indigniamo, poi tiriamo avanti nel solito tran tran nevrotico che tutto si porta via.
Se passate dal Bar dell’Orologio (Piazzale Flaminio) vedrete una parete intera piena di migliaia di post-it appiccicati (forniti dall’ illuminato gestore del bar) pieni di frasi, messaggi, emozioni. La stessa logica che determinava l’invasione dei lucchetti di Ponte Milvio o di Fontana di Trevi. E la stessa logica che regola l’ossessione di filmare tutto e postarlo su Youtube, di inviare filmati via mms, di scrivere dappertutto: in pratica dai una lavagna a questi ragazzi e te la riempiono in un baleno.
Mica come noi 30&something che abbiamo assorbito passivamente ore di televisione, di computer rudimentali usati in modo solipsistico (non esistano ancora le reti), buoni neanche a scrivere una lettera su carta e che generalmente non avevamo mai visto una macchina da scrivere. Questi si filmano pure mentre dormono, si fotografano, mettono i biglietti sui muri, lucchettano, e noi ci ostiniamo a considerarli un mondo chiuso e pieno di barriere.
E’ vero, forse si è persa la comunicazione col genitore, con l’insegnante (ma di chi è la colpa?), ma è stata sostituita da una comunicazione globale che in realtà non è difficile seguire se si ha la voglia di farlo. In un mondo global è vero che si moltiplicano le occasioni di venire a contatto con “cattivi maestri”, ma è anche vero che si hanno molte più possibilità di comunicare un disagio quando i cattivi abitano nella tua stessa casa. Ricordiamoci che esiste il pazzo finlandese che si riprende mentre si allena per ammazzare i compagni di scuola, ma esiste anche il mostro austriaco che coltiva la sua ossessione nell’isolamento familiare.
In pratica i teenagers le cose le raccontano a tutti, tranne che…a noi, e questo ci rode parecchio. Un pò più avanti di noi sono le grandi multinazionali della comunicazione che come sempre hanno capito tutto, e si inventano ogni giorno nuovi strumenti per soddisfare questa nuova voglia di comunicare inventando ogni tipo di supporto e cercando di farti rimanere connesso 24 ore su 24, pena l’isolamento, il silenzio, il non esserci, che per un ragazzino equivale pressapoco alla morte.
Questo post ha già fatto 2,074 letture, mica cotiche!
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