Il mondo dei cityblogger romani non è così vasto come si potrebbe immaginare: le discussioni cittadine spesso si fermano ad aspre litigate sul calcio o sull’amministrazione comunale, ma il ruolo di narratore della città sembra non essere un’ambizione comune.
Tra i blogger che ho seguito con più interesse sicuramente la palma va a Garbaland, sagace cantore della Garbatella, quartiere tra i più belli della Roma popolare. Il successo di questo blog, nato nel 2004 e chiuso pochi giorni fa (ma speriamo tutti in un ripensamento) , è stato il differente punto di vista di Garbaland sulla romanità, essendo un “expat” che si è trovato sbalzato dalla frenetica vita milanese alla placida vita tra i lotti. Questo gli ha consentito la capacità di sapersi interrogare e stupire (e successivamente descrivere) su abitudini e consuetudini cittadine che all’occhio del romano “dasetteggenerazioni” appaiono così scontate da non balzare all’occhio. E poi frequentiamo lo stesso supermarket, da lui infinite volte raccontato, e non è cosa da poco.
Segue la prima parte dell’intervista: la seconda sarà pubblicata martedì!
Ciao Garbaland, dopo 4 anni ti sei ormai assuefatto alla vita capitolina, o ci sono ancora posti ed episodi in grado di stupirti?
Ciao a tutti. Beh, sicuramente lo stupore dei primi tempi è scomparso, come è inevitabile che sia, e come già avevo messo in preventivo. Resta il fatto che conoscere un popolo (qualsiasi esso sia) è un processo che non ha mai termine, quindi avrò sempre modo di stupirmi per qualcosa. Per quanto riguarda i posti, invece, mi stupisco in continuazione anche per le solite cose. L’altro giorno passavo per l’ennesima volta in Piazza della Repubblica (per gli amici Piazza Esedra) e provavo ad immedesimarmi in uno straniero che visita questi luoghi e a capire l’effetto che può fare. Per me Piazza Esedra ha un ruolo importante: ogni volta che prendo il treno per andare in qualche altra città, quando ritorno a Roma e qualche anima pia mi viene a prendere con la macchina, passare in piazza Esedra con la fontana in mezzo, e poi scendere in via Nazionale, provoca sempre la stessa riflessione: accidenti, ho il privilegio di vivere a Roma.
Qual’è il lotto, o comunque l’angolo della Garbatella che preferisci?
Per quanto la scelta sia piuttosto difficile, il primo che mi viene in mente è la fine di via Luigi Orlando, dall’incrocio con via della Garbatella fino a Piazza Benedetto Brin. E’ una salitina piuttosto ripida, con a destra e sinistra delle villette con giardino che sono comunque case popolari (o ex tali) con la stessa architettura dei lotti, e sbocca in piazza Brin che si affaccia su un giardino (detto “il Pincetto”) (per farci capire da chi chiama da fuori Roma precisiamo che è come dire “il piccolo Pincio”, che è un colle/giardino al centro di Roma). Sembra di essere in una vietta di un paesello di collina da 400 anime, nel totale silenzio automobilistico. E invece sei nello stomaco di Roma.
Nel quartiere qualcuno conosce la tua “vera identità” o come ogni supereroe la mantieni rigorosamente segreta?
Beh, se svelassi la mia identità, non sarei più definibile come un supereroe. Scherzi a parte, sono veramente poche le persone che mi stanno intorno che sanno di questa cosa, specialmente i parenti. Per il resto le persone del quartiere con le quali ho a che fare di solito non credo che sappiano neanche dell’esistenza di Internet.
Se dovessi fare un bilancio di questi anni di blogging, quali sarebbero le soddisfazioni e quali le frustrazioni della tua attività?
La più grande soddisfazione è stata i primi due anni la sorpresa di scoprire il crescente interesse della gente in quello che scrivevo. Sostanzialmente io sono un uomo di scienza e non di lettera, per cui non ho mai avuto velleità di nessun tipo nella scrittura. Ho iniziato questa cosa per gioco e non mi aspettavo minimamente di raggiungere una risonanza come quella che ho avuto circa due anni fa. C’è stato un periodo in cui i post che facevo scatenavano dibattiti nei commenti i cui contenuti erano decisamente più preziosi dello spunto che fornivo io. Ancora oggi ogni tanto qualcuno atterra su un post vecchio, magari a seguito di una ricerca su Google, e ringrazia tutti per le informazioni che vi trova. Son cose belle.
La unica frustrazione è legata alla consapevolezza, come dicevo, già preventivata, che questa cosa non può durare all’infinito. Chi tiene un diario personale, se è bravo, può continuare tutta la vita a scrivere. Chi parla di un argomento qualsiasi può anche farlo per sempre. Ma nel caso mio, la cosa che ha interessato la gente è che parlo di un argomento (Roma/Garbatella) da un punto di vista particolare, quello di uno straniero che viene da lontano e si ferma in questa città. Questo punto di vista è destinato a scomparire gradualmente, e potrò rimanere uno dei tanti romani che parlano di Roma, ma a questo punto è difficile che sappia farlo meglio degli altri.
Secondo te come mai il fenomeno city blogging a Roma non è ancora diffuso?
Questa è una domanda che mi coglie impreparato, ovvero apprendo da questa tua affermazione che a Roma il city blogging è meno diffuso rispetto ad altre città. Quindi non ti posso dare una risposta, ma posso al massimo fare una congettura. i Romani secondo me sono un po’ restii a “fare sistema” su certi fenomeni culturali. Provo a fare degli esempi del tutto immaginari: magari le persone interessate alla danza del ventre oppure quelle interessate alla letteratura austro-ungarica o alle stampe cinesi sono le stesse percentualmente di quelle che troveresti a Milano, però magari a Milano formano una scena unica, mentre a Roma formano delle isole frammentate e con scarsi contatti fra di loro. Quindi posso ipotizzare che ci sia gente che fa city-blogging come altrove, ma non ha interesse a formare una scena compatta, quindi dà un’impressione sbiadita della presenza del fenomeno. E ripeto un’altra volta, è una mia congettura del tutto opinabile.
Questo post ha già fatto 1,038 letture, mica cotiche!
6 Risposte to “Intervistando Garbaland (prima parte)”
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Novembre 3rd, 2008 at 08:05
Un aggiornamento dell’ultima ora: Garbaland ha deciso di non chiudere il blog, e annuncia anche che stà per diventare padre di una bella bambina. Congratulazioni!!!
Novembre 3rd, 2008 at 20:18
sgrunt ma e’ vero? entrambe le notizie?! Ooooolè! Anche se devo dire che comprendo quanto dice garbaland sul fatto che un blog puo’ anche essere a termine, e in questo caso, per quanto dispiaccia, va anche rispettata la volonta’ o l’esigenza di chiudere un’esperienza cosi’. Garbaland non e’ mai stato un blog di quelli che si guardano l’ombelico: quelli possono andare avanti uguali a se’ stessi, per sempre. Pero’ penso che non sarebbe entrato nelle abitudini di lettura di tanti di noi, se fosse stato cosi’
Novembre 4th, 2008 at 21:40
Bellissima la maglietta della Garbatella, bravissimi intervistatore&intervistato, però non fate troppa pubblicità alla Garbatella che già ci sono i fan dei Cesaroni che ci vengono a rompere le scatole, basta! XD
Scherzo ovviamente siete tutti invitati a visitare Roma e in particolare il quartiere che, come Garbaland, ho l’onore di abitare
Novembre 5th, 2008 at 17:11
Naaa, non puoi chiudere adesso. Ho scoperto Garbaland solo da pochi mesi e ancora non l’ho letto tutto: mi sono ritrovata in pieno a quando, 12 anni fa, sono arrivata in questa meravigliosa Roma…
Novembre 5th, 2008 at 17:24
ciao Viola non ti preoccupare, il buon Garbaland ha detto che rallenta, ma non chiude!
Febbraio 24th, 2009 at 16:28
[...] continua la serie delle interviste (dopo quelle a Garbaland) facendo qualche domanda ad Andypop. Un personaggio che definire poliedrico sarebbe riduttivo: [...]