Intervistando Garbaland (seconda parte)

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Come promesso ecco la seconda parte dell’intervista a Garbaland, il blogger che ha insegnato al mondo che la Garbatella non è solo “quella dei Cesaroni” (santo subito!). E’ paradossale ma “sociologicamente interessante” vedere che siano proprio i blog a raccogliere l’eredità del racconto orale, trasmettendo ai posteri usanze e tradizioni di quartiere, in un mondo che dimentica in fretta il proprio passato.

Come avrete letto nei commenti di ieri ci sono due buone nuove: la prima è che Garbaland non chiude il blog, probabilmente per timore di un linciaggio da parte degli aficionados, la seconda è che il nostro eroe stà per diventare padre di una bella bambina che nascerà tra lotti e stenditoi. Congratulazioni di cuore, ma ecco l’intervista.

Parlando con un gruppo di garbatellesi nessuno era conoscenza della targa (lotto 28) dedicata a Iole Zedde, la ragazzina uccisa dai tedeschi nel 43. Qualcuno pensava fosse morta di polmonite. La rete in questo senso può essere uno strumento valido per incentivare la conoscenza o la socializzazione di quartiere, oppure credi che favorisca l’isolamento nelle proprie case?

Qui veramente sfondi una porta aperta. Io utilizzo la posta elettronica dal 1991 e ricordo benissimo quando il WWW era ancora solo un esperimento del CERN come tanti altri ora scomparsi (Gopher, WAIS, etc.). Io vivo da sempre dentro la rete, da sempre la ritengo una risorsa preziosa e su questo sono un irriducibile. Quindi la risposta è a senso unico: la rete è un mezzo abilitante per incentivare la conoscenza sempre e comunque. Poi io per conto mio ho fatto anche un sacco di conoscenze interessanti grazie alla rete, e se vogliamo parlare di isolamento nelle proprie case, io prima di tutto affronterei il problema concentrandomi sugli oggetti che hanno l’antenna e il telecomando.

Il successo dei Cesaroni ha fatto più bene o più male al quartiere?

Con tutto il rispetto per i Cesaroni, che è una serie carina e ben fatta e che ho visto volentieri, secondo me ha fatto male. L’unica cosa che è cambiata è che quando parlo con qualcuno che non è di Roma e gli dico che abito alla Garbatella, prima non avrebbe fatto una piega, adesso mi dice “Dai, quella dei cesaroni! Ma è davvero così?”. Va bene, se volevamo che il quartiere diventasse famoso fuori da Roma, adesso lo è. Però l’immagine che ne è venuta fuori non è corretta. I Cesaroni non rappresentano per niente la famiglia media del quartiere, che è piuttosto articolato e ben diverso da come lo si fa vedere. Poi la cosa che mi ha fatto intristire è che il bar della Roma, usato per gli esterni della serie, adesso ha messo fuori un tendone con una scritta gigante “Bar dei Cesaroni”. Tristezza. Tu vorresti trovare un giorno sulla fontana Carlotta un cartello con su scritto, che so, “Fontana della 45ma puntata di CentoVetrine”?

Puoi ancora giurare che non ti sono mai spariti panni dallo stenditoio comune?

Perbacco, qui si parla addirittura del primissimo post. A me lo avevano detto: l’importante è non lasciarli lì la notte. Mai. E io fino ad oggi non ho mai sgarrato. Quindi per ora sì.

Se non potessi più abitare alla Garbatella, dove ti piacerebbe prendere dimora?

E’ una domanda alla quale non sono ancora pronto. Una parte di me vorrebbe abitare comunque in un quartiere “centrale” e con un’anima, come Garbatella, Testaccio, Trastevere. Un’altra parte invece fa i conti con la realtà e vorrebbe andare in un quartiere che sia il più possibile a misura di famiglia, dove sia possibile crescere bambini più serenamente possibile, qualsiasi e dovunque esso sia. Non conosco ancora Roma abbastanza da poter dare giudizi seri.

Al supermercato di via Padre Semeria l’altro giorno lo speaker definiva le cassiere come “veline”. Pensi che questo riconoscimento sia meritato?

Assolutamente sì. Ma qui chi non frequenta quel super non può afferrare il concetto. E soprattutto non può immaginare di cosa sia capace lo speaker. Comunque devo darti una brutta notizia: ho cambiato da poco supermercato di riferimento, e mi sono indirizzato più verso San Paolo. Mi spiace, mi mancherà soprattutto il salumiere che quando qualcuno gli chiede la scadenza di un prodotto risponde sempre come un graduato della Spectre: “Scusi, entro quando bisogna consumare questo formaggio?” “Assolutamente entro la mezzanotte di oggi”

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