Ott 19
E ci lascia anche uno degli ultimi nomi celebri della ristorazione romana popolare: Felice Trivelloni, meglio conosciuto come Felice a Testaccio.
Un nome che da solo evoca cacio e pepe, carciofi, abbacchio, e che si porta dietro centinaia di aneddoti di storia, di vita quotidiana: le sale del suo ristorante hanno dato conforto a schiere di lavoratori e studenti squattrinati (tra loro un giovanissimo Benigni), quando mangiare alla romana non era ancora una velleità radical chic. Felice era il simbolo della ristorazione schietta, talvolta rude e scontrosa, di quelli che non ti fanno entrare se non gli piaci, dicendoti che è tutto riservato anche se c’è mezzo ristorante vuoto.
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Set 27
L’altro giorno parlando di coda alla vaccinara, è saltato fuori il discorso del cioccolato. Molti storcono il naso, ma la stragrande maggioranza delle fonti, non solo indica il cioccolato fondente tra gli ingredienti della salsa, ma ci mette anche uvetta e pinoli, noce moscata, cannella.
Un’usanza della tradizione che può apparire come blasfemo tentativo di nouvelle cuisine, ma la grattata di cioccolato amaro è invece considerata uno dei segreti di questo piatto saporito nato a Testaccio intorno al 1890, dove la sora Ferminia del ristorante Checchino doveva nutrire i lavoratori del Mattatoio.
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Set 20
Passando distrattamente per via Ostiense (civico 180), ho notato un ristorante con le caratteristiche luminarie rosse e mi sono detto: impossibile, un cinese affianco alla pizzeria Capoccetta. Guardando meglio, lo stupore ha preso decisamente il sopravvento: è proprio Capoccetta che è…diventato cinese!
Ora molti diranno “embè?”, ma occorre inquadrare un pò la situazione: Capoccetta, e il confinante (e più noto) Er Biondo Tevere, rappresentano le ultraclassiche pizzerie romane per famiglie, luoghi dove il tempo pareva essersi fermato. Servizio alla buona, tovaglie di carta, pizza senz’arte nè parte, insomma non devo certo dirvi cosa sono le pizzerie di quartiere affacciate sul Tevere dove padre, madre e figli possono passare la serata sotto il porticato senza uscirne con le tasche ripulite.
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Set 17
A Roma si mangia bene, ed è possibile trovare ogni tipo di cucina rappresentata ad alto livello: occorre quindi sfatare la credenza che nella capitale ci si nutra solo di carbonare, amatriciane e trippa.
Nelle mie recensioni poco potrete trovare perchè più di pizze, kebab e zozzoni vari non vado, ma ci sono molti blogger che hanno consacrato la loro esistenza alla recensione di tutte le mecche culinarie della città. Tra di questi mi piace citare Puntarella Rossa, blog partorito nel 2009 da un milanese romanizzato, che presumo investa tutto il suo stipendio nelle peregrinazioni ristorantizie, dato che paga tutto di tasca sua e ci racconta cene anche di una certa rilevanza economica.
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Lug 28
Ci hanno provato in tanti a stilare una classifica dei migliori kebabbari romani, e grosso modo i nomi dei campioni che si contendono la palma d’oro sono sempre due: Kebab di via Valenziani e Alì Baba di Arco di Travertino.
Per carità, esiste una selva infinita di locali, ristoranti, chioschi, pizze al taglio, che servono l’amato spiedone di carne, e sicuramente qualcuno di questi sarà anche meglio dei nomi che ho citato, ma è davvero difficile districarsi tra così tanti indirizzi e tra i gusti personali di chi li ha provati, comunque tentiamo lo stesso!
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Giu 22
Sono un sostenitore della pluralità dell’offerta gastronomica, e grande amante di kebabbari,cinesi,sushari cucine regionali ma questo non mi vieta certo di augurare buona fortuna alla ciriola.
Il tradizionale panino romano torna nei panifici dopo un periodo di oscuramento durato anni: il prezzo basso evidentemente aveva sortitito l’ “effetto cenerentola”, facendola passare in secondo piano rispetto a pagnottine meno economiche. Un tempo oltre a sfamare le famiglie, era anche sostentamento di lavoratori e studenti che la chiedevano farcita con broccoletti, salsicce, mortadella. Ma nei periodi di crisi la convenienza aiuta a riscoprire usanze quasi dimenticate e quindi torna la ciriola, con l’aiuto del Campidoglio, che ieri ha coinvolto 15 mastri fornai per farla degustare in Piazza Navona, allietati dagli stornelli di Lando Fiorini.
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Mag 31
Ormai ne ho parlato dappertutto, tanto che mi dovrebbero dare una blog-tangente, ma va bene così perchè merita. Parlo della Sora Margherita, nome più riconoscibile in internet che dal vivo, dato che la porticina di Piazza delle Cinque Scole 30 è piccola, nascosta, appena appena contraddistinta da un foglio di carta che ne riporta il nome.
Siamo nel Ghetto, e quindi si tratta di un ristorante di cucina giudaico romanesca con due assi nella manica: i prezzi buoni (cosa non comune nel quartiere) e il mangiare ottimo. Tutto fatto in casa: pasta fresca, polpette al sugo, carciofi alla giudìa da capogiro, tonnarelli cacio e pepe da sturbo, e una torta alla ricotta che ancora me la sogno tutte le notti per quanto era buona. La spesa, tutto compreso e intendo grappa e caffè, non dovrebbe superare i 20-22 euro a persona.
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Mag 02
Ne parlavo ieri con un amico e mi è venuta una certa curiosità (che presto verrà documentata qui) verso Tiger Tandoori, il nuovissimo ristorante indiano aperto al Pigneto dai tipi del Micca e del Bar Necci (in realtà era già esistente unicamente come take away indiano con la precedente gestione).
Il menu appare ricco ed economico, e questo depone sicuramente a favore. Ne parlano molto bene sul forum del Gambero Rosso e anche su 06blog quindi le premesse ci sono tutte. Ambiente curato e bollywoodiano, cortesia, fritture non pesanti e last but not least…apertura fino alle due del mattino, per chi avesse un irrefrenabile voglia notturna di chicken tikka masala o solo di sorseggiare un virgin boogaloo. Lo trovate in via del Pigneto 193 e il telefono è 06 97610172.
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Apr 08
Continua la nostra ricerca di pizzerie low cost, e dopo Remo e Er Panonto, arriviamo da Addo Masto. Rimaniamo sempre nelle vicinanze perchè stavolta siamo a San Paolo, proprio di fianco agli ex magazzini generali (via Bove 43), ma cambia l’accento dominante perchè gestori e camerieri sono napoletani.
In virtù di questo potrete scegliere se la pizza la preferite bassa (alla romana) o più alta e spugnosa, ma tenete presente che “bassa” qui non vuol dire sottilissima come da Remo, ma normale, mentre quella alta ha i bordi più gonfi e spugnosi ed è in grado di saziare anche i più insaziabili. Il posto non è niente di che, il servizio è “napoletano” (decidete voi se attribuire a questo termine il significato di spiritoso, lento, svogliato, simpatico) ma le pizze non sono malvage.
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Mar 23
Questo momento di crisi degli USA può essere favorevole per chi non aveva mai pensato di investire oltreoceano e oggi riesce a concretizzare il suo desiderio. Come la Sora Lella, l’ ultranoto ristorante dell’ isola Tiberina che ora spande odore di coda e pajata al 300 di Spring Street, New York. E per meglio calarsi nelle abitudini della grande mela, a pranzo si serviranno anche pasti veloci ovvero ciabatte con puntarelle e pecorino.
Questo è il bello/brutto della globalizzazione: qui a Roma è sempre più difficile trovare onesta cucina tradizionale, e all’ estero aumentano invece le possibilità di ingozzarsi di tonnarelli e polpettine. Anzi, è proprio oltre i confini della penisola che le nostre ricette e i nostri piatti vengono apprezzati e richiesti maggiormente, e non posso dare torto a tutti quei ristoratori che stanno pensando di riaprire baracca nei posti più impensati. In un prossimo futuro ci toccherà ammettere che il migliore abbacchio si troverà a Shangai, e dovremo andare a Tokyo per gustare la vera porchetta?
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