La Circonvallazione Ardeatina

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dsc00043Ormai conoscete il mio debole per l’ Appia Antica, e la passeggiata che propongo oggi parte proprio dalla strada più antica del mondo occidentale e sbuca sulla Cristoforo Colombo, all’altezza di Habitat.

Si tratta della Circonvallazione Ardeatina, che a dispetto del nome poco evocativo è una passeggiata pedonale immersa nel verde, un varco che trovate a sinistra del bar L’Incontro (siamo a pochi metri dal Quo Vadis). In questo sentiero sterrato perfetto per gli amanti della bicicletta troverete tracce antiche (siamo nel Parco Appia Antica del resto), e un canale, probabilmente ad uso fognario, che spiega come mai quella parte dell’Appia si allaga regolarmente durante i temporali. Se durante il percorso vi affacciate sul lato destro, noterete nascoste nella vegetazione parecchie case antiche, baracche agricole, e qualche terreno coltivato: un amico mi ha detto che ai tempi del nonno era normale che diversi romani avessero un pezzetto di terra in questa zona, e chiamali scemi!
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Auditorium: una realtà in crescita

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Sono da sempre un estimatore dell’Auditorium, e mi fa molto piacere leggere che è uno dei poli culturali più frequentati al mondo, con un aumento costante di presenze del pubblico.

Mi fa piacere perchè si tratta di una delle opere “veltroniane” più riuscite, quelle che hanno il duro compito di svecchiare l’offerta culturale romana per equipararla a quella di ogni altra capitale europea, impresa più facile a dirsi che a farsi in questa città dove il cambiamento raramente viene salutato con positività. Ricordo che la struttura si autofinanzia per il 65 per cento, e solo il rimanente 35% è sovvenzionato dai vari enti pubblici, e che i suoi palchi sono stati calcati dai più interessanti artisti del mondo (a proposito, in questa nuova stagione vedremo Lou Reed, ma sono attesi anche Mark Knopfler, Joss Stone, Sonny Rollins).

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Villa Medici apre al pubblico

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Fino al 20 settembre si spalancano le porte di Villa Medici, e si offre al pubblico l’occasione di ascoltare concerti di musica barocca in questo suggestivo scenario.

 Il palazzo cinquecentesco inoltre ospiterà una mostra per tutta la stagione estiva, con collezioni inedite e opere antiche e contemporanee. Si potranno visitare le stanze del primo piano dipinde da Jacopo Zucchi nel sedicesimo secolo, le sculture di Carpeaux, le incisioni del Piranesi,  ma anche opere di Yan Pei Ming o Laurent Grasso.
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La Casina delle Civette

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Alzi la mano chi visitando Barcellona non ha fatto la fila per ammirare almeno una delle case di Gaudì. Eppure molti di noi ignorano la Casina delle Civette, che pur non essendo paragonabile alle opere dell’architetto catalano offre lo stesso senso di straniamento, di fiabesco, e si trova  nel cuore di Roma.

La Casina in origine era l’ottocentesca capanna svizzera di Villa Torlonia , che ai primi del 900 fu trasformata per volere di Giovanni Torlonia jr (che qui abitò fino alla sua morte nel 1938) in una rivisitazione di villaggio medioevale, caratterizzata  dal simbolo della civetta che ne è diventato il tratto distintivo.

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Villa Celimontana

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Tempo d’estate, tempo di festival nella capitale, e per gli amanti del jazz uno dei ritrovi più amati è sicuramente Villa Celimontana. Non approfondisco qui le date della nuova stagione (iniziata ieri), ma volevo scrivere due righe sulla bellissima location del festival, una villa sul Celio che la sera diventa quasi magica quando le note del jazz si spandono tra il suo parco di lecci e pini secolari.

Come è naturale quando si parla di cose di Roma, non parliamo solo di bellezza ma anche di storia, dato che Villa Celimontana è appartenuta a ministri, principi, era parte del tradizionale itinerario delle “sette chiese”, e Goethe stesso non mancò di citare menu e concerti tenuti in questa sede durante i pellegrinaggi. Mica è finito: continua a leggere

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La Casa del Jazz

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dsc00004Uno dei posti più belli della Roma estiva è per me la Casa del Jazz (viale di Porta Ardeatina).

Il suo parco, ottimamente tenuto, acquista un sapore particolare quando durante i concerti all’aperto si spandono note jazz, che siano quelle dixieland del sempre presente Lino Patruno, o quelle dei grandi musicisti contemporanei italiani ed esteri che qui si sentono a casa.

Le signore che si riparano dal sole con l’ombrellino, le famiglie sul prato, restituiscono una cartolina più inglese che romana. L’intera struttura, un tempo appartenente al boss della Magliana, oggi è un punto di riferimento per i romani che amano il sound afroamericano, e porta in città nomi di altissimo calibro a prezzi contenuti.

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Al museo Capo di Bove

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dsc00052In un sabato ventoso e nuvoloso come questo, l’Appia Antica accentua il suo fascino decadente, e allora quale migliore occasione per farsi un giro a Capo di Bove, il museo recentemente aperto che mostra interessantissimi scavi e mosaici?

Si tratta di un impianto termale risalente al secondo secolo dopo Cristo, probabilmente appartenente ad una villa romana o condiviso da un gruppo di persone. L’ingresso è gratuito e si trova a pochi passi dal barettino dell’Appia e a una cinquantina di metri dalla tomba  Cecilia Metella. Certo, guardando cosa è stato portato alla luce ci si chiede quali tesori nascondano le villone che si affacciano sull’Appia, ma forse è meglio non farsi queste domande. Sotto vi metto alcune foto che ho scattato stamattina e un piccolo video fatto col cellulare.
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I misteri del Pantheon

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Ogni volta che entro all’interno del Pantheon mi rendo conto di quanto le conoscenze dell’umanità vadano indietro piuttosto che avanti. Come diavolo hanno fatto all’epoca a concepire un tempio che nonostante la cupola forata (9 metri) non si allaga durante i temporali?

L’aria calda all’interno viene convogliata verso l’alto, facendo da scudo contro le gocce che tentano di entrare, e si parla di una costruzione nata poco dopo Cristo. Le versioni sono diverse: c’è chi sostiene che l’acqua proprio non entra (a parte temporali particolarmente copiosi), chi dice che evapora prima di toccare il pavimento, chi dice che semplicemente quando cade viene subito fatta defluire da un particolare sistema di scolo, chi crede che il buco venga coperto da un vetro.

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Divus Vespasianus

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Il nome del povero Vespasiano verrà per sempre associato ai gabinetti pubblici, ed è quindi giusto attenuare questo torto organizzando una grande mostra per ricordare lui e la dinastia dei Flavi, nel bimillenario della sua nascita.

Da sabato al Colosseo sarà infatti allestito “Divus Vespasianus”: un lungo percorso che si snoda tra tutti i monumenti flavi dei fori imperiali e del Palatino, per spiegare vita e opere dell’imperatore e della sua gens. Ricordiamo che fu lui ad avviare la costruzione del Colosseo, sottraendo spazio al gigantesco palazzo privato di Nerone (la Domus Aurea) e rendendolo di utilizzo pubblico, e non è quindi un caso che sia proprio l’Anfiteatro Flavio a diventare luogo simbolo del suo ricordo.

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Santa Passera!

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Una chiesa col nome di Santa Passera è destinata a far parlare di sè nei secoli, e a scatenare le curiosità più morbose sul perchè di cotal nome. Ma tra le varie ipotesi sulla denominazione di questo chiesa medioevale della Magliana, la più credibile è quella citata in questo blog: “la Chiesa era in origine dedicata a San Ciro,ed era chiamata Abba Ciri.Da qui è iniziato un lungo processo di corruzione popolare del nome che suona così: Abba Ciri, Appaciri, Paciri, Paceri,Pacera, Passera e così Santa Passera”.

Dopo la parentesi folkloristica possiamo aggiungere che la chiesa sorge su un mausoleo romano del II secolo d.c, e fu edificata da Diocleziano per ospitare appunto le spoglie dei martiri Ciro e Giovanni, crocefissi e decapitati in Egitto. Se volete farvi un giro dalle parti della Magliana, vi rimando ad un blog ricco di dettagli sugli affreschi e gli elementi architettonici della chiesetta.

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